Neuer Blog des corso di giornalismo

Der Corso di giornalismo della Svizzera italiana ist eine Weiterbildung für Journalstinnen und Journalisten, die bereits im Beruf tätig sind und ins Berufsregister BR aufgenommen werden möchten. Die Studierendes des Jahrgangs 2019-2020 haben einen Blog lanciert: mit ihrer Genehmigung wird investigativ.ch die Artikel abdrucken, die in der Recherche-Arbeit nütztlich sein können. Hier ist der erste über die rechtlichen Aspekte unserer Arbeit (auf italienisch).

È una linea sottile a separare ciò che un giornalista può e non può fare.

Carla Clavuot e Nicole Caola

Laura Bernasconi, giurista alla RSI, e Gianni Gaggini, vice produttore di Falò e presidente del Corso di giornalismo.

Muovendosi tra deontologia e legalità, diritti e doveri, interesse pubblico e protezione della personalità, la professione deve restare entro un confine a volte elastico, spesso tratteggiato, ma onnipresente: da un servizio di cronaca giudiziaria di pochi minuti a un’inchiesta più lunga e strutturata, la regola è trovare il giusto equilibrio tra la propria missione di watchdog e il rispetto del pubblico.

Restare sotto la linea è il dovere di ogni giornalista. Per tracciarla sono intervenuti davanti agli allievi del Corso di giornalismo della Svizzera italiana Gianni Gaggini, giornalista e volto della trasmissione Falò, e Laura Bernasconi, giurista alla RSI che svolge da anni un ruolo fondamentale all’interno delle redazioni dei programmi di inchiesta. Fondamentale perché sin dalla fase iniziale è in grado di intuire ciò che sta “sopra” e “sotto”, in modo che le redazioni possano riportare i fatti senza incorrere in problemi legali che vanificherebbero il loro lavoro.

Protezione della personalità, riprese e registrazioni illegali, diritto di risposta, protezione dell’onore. Quattro concetti che costituiscono potenziali rischi, e quindi fili imprescindibili nel tessuto della nostra linea. Per ciascuno di essi i relatori hanno portato degli esempi concreti, servizi e inchieste che li hanno portati a superare la linea e quindi a dover affrontare controversie legali.

Come comportarsi se i protagonisti di una vicenda raccontata in un servizio giornalistico già pubblicato chiedono che i propri nomi vengano cancellati invocando il diritto all’oblio?

Esempio: Via Nassa, avvocati in carcere (Quotidiano)

SOPRA LA LINEA
Fino all’anno scorso se una persona si rendeva responsabile di un reato compiuto nell’esercizio delle proprie funzioni era considerato di interesse pubblico poterne riportare i nomi (o renderli identificabili) all’interno di un articolo o di un servizio.
I giornalisti del Quotidiano avevano infatti identificato i due avvocati arrestati durante l’inchiesta penale contro Paolo Clemente Wicht.

SOTTO LA LINEA
Recentemente una sentenza del Tribunale d’appello cantonale ha ribaltato questo principio: è possibile fare i nomi di una persona implicata in un crimine solo e soltanto se gode di spiccata notorietà. Uno sconosciuto può quindi considerarsi “al sicuro”, perché i suoi dati sensibili non possono in alcun modo essere pubblicati dai media.

Come comportarsi se i protagonisti di una vicenda raccontata in un servizio giornalistico già pubblicato chiedono che i propri nomi vengano cancellati invocando il diritto all’oblio?

Esempio: Via Nassa, avvocati in carcere (Quotidiano)

SOPRA LA LINEA
Cancellare la notizia è giustificabile solo se i fatti riportati sono sbagliati o falsi. Aggiornarla o apporre dei cambiamenti è fattibile solo se effettivamente sono emersi nuovi spunti o fatti che ne giustifichino l’aggiornamento.

SOTTO LA LINEA
Nel caso del Quotidiano quando i due avvocati implicati nell’inchiesta hanno chiesto di cancellare i propri nomi (sulla base della sentenza del Tribunale d’appello) si è deciso di anonimizzare l’articolo scritto che correlava il servizio. Un’alternativa potrebbe essere chiedere a motori di ricerca come Google di modificare le impostazioni in modo che l’articolo non sia più tra i primi risultati delle ricerche correlate.

Come ci si comporta quando giungono in redazione denunce o messaggi anonimi?

Esempio: Casinò d’azzardo (Falò) 

SOPRA LA LINEA
Le segnalazioni o richieste d’aiuto anonime sono importanti piste da cui partire, ma non vanno mai pubblicate senza prima aver effettuato le verifiche necessarie. Le fonti vanno sempre protette, ma bisogna sempre chiedersi perché hanno interesse a sollevare il problema e a renderlo pubblico.
In caso di denuncia di un reato grave di natura sessuale, come la pedofilia, è importante segnalarlo alla polizia: non va dimenticato il nostro dovere innanzitutto di cittadini.

SOTTO LA LINEA
L’inchiesta di Falò sui casinò d’azzardo è partita da una lettera anonima interna, nella quale quindici lavoratori del Casinò di Lugano denunciavano movimenti di denaro alquanto sospetti. Per difendere le fonti nel servizio, sono stati cercati ed interrogati altri testimoni interni, che non avevano però partecipato alla denuncia, e resi a loro volta anonimi. La testimonianza anonima è uno strumento giornalistico che permette di raccontare la verità nascondendo l’identità di vittime o interessati.

Laura Bernasconi spiega alla classi i quattro potenziali limiti del giornalismo: protezione della personalità, riprese e registrazioni illegali, diritto di risposta e protezione dell’onore
Come ci si tutela da una potenziale denuncia penale da parte del protagonista di un’inchiesta?

Esempio: Verdure indigeste (Patti chiari)

SOPRA LA LINEA
Presupponendo la verifica dei fatti raccontati e la veridicità delle informazioni raccolte, si pubblica o si va in onda senza mostrare il documento alle parti, rischiando così una denuncia per diffamazione.

SOTTO LA LINEA
Fare in modo che il protagonista della vicenda – come nel caso di Enzo Crotta e dell’inchiesta di Patti Chiari – veda il servizio in anticipo e sia presente in studio per commentarlo. Qualora non si riuscisse a raggiungere gli attori in gioco documentare sempre i tentativi fatti per contattarli in modo da poter provare la propria buona fede.

In quali casi è lecito usare un microfono o una telecamera nascosta?

Esempio: Verdure indigeste (Patti chiari)

SOTTO LA LINEA
Per restare sotto la linea in questo caso è necessario che si verifichino diverse condizioni, e solo se tutte sono soddisfatte è possibile procedere. Il tema dell’inchiesta o dell’articolo dev’essere di interesse generale e potenzialmente utile a favorire il dibattito pubblico. Non ci devono essere altri modi per documentare i fatti che si intende riportare. Bisogna rispettare la privacy di chi è coinvolto, ovvero anonimizzare le persone riprese. Il fine delle riprese è quello di raccontare un fenomeno, e non puntare il dito su un colpevole.

Si possono filmare persone ad un evento pubblico e usare il materiale come immagine di copertura in un servizio, non per forza relativo a quella manifestazione?

Esempio: Chi paga la sbornia? (Falò)

SOPRA LA LINEA
Nel servizio di Falò dedicato all’abuso di alcol da parte dei giovani, c’è un breve spezzone, un’immagine di copertura, nel quale si vede un gruppo di ragazzi che brinda alla festa del vino di Mendrisio. Uno di loro, dopo aver visto la trasmissione, ha chiesto un risarcimento per lesione dell’onore, perché la comparsa del suo viso in un sevizio sulla sbornia gli avrebbe causato diversi problemi. Il ragazzo ha vinto la causa contro la RSI.

SOTTO LA LINEA
Tendenzialmente quando una persona si trova in un luogo pubblico, conscia di venir filmata, se non rifiuta espressamente di venir ripresa significa che è d’accordo. Il giornalista e il videomaker dovrebbero però sempre chiarire i motivi del servizio: la persona deve essere a conoscenza del tema trattato nel video in cui comparirà.

Il blog del corso di giornalismo.

Neuer blog des corso di giornalismo

Der Corso di giornalismo della Svizzera italiana ist eine Weiterbildung für Journalstinnen und Journalisten, die bereits im Beruf tätig sind und ins Berufsregister BR aufgenommen werden möchten. Die Studierendes des Jahrgangs 2019-2020 haben einen Blog lanciert: mit ihrer Genehmigung wird investigativ.ch die Artikel abdrucken, die in der Recherche-Arbeit nütztlich sein können. Hier ist der erste über die rechtlichen Aspekte unserer Arbeit (auf italienisch).

È una linea sottile a separare ciò che un giornalista può e non può fare.

Carla Clavuot e Nicole Caola

Laura Bernasconi, giurista alla RSI, e Gianni Gaggini, vice produttore di Falò e presidente del Corso di giornalismo.

Muovendosi tra deontologia e legalità, diritti e doveri, interesse pubblico e protezione della personalità, la professione deve restare entro un confine a volte elastico, spesso tratteggiato, ma onnipresente: da un servizio di cronaca giudiziaria di pochi minuti a un’inchiesta più lunga e strutturata, la regola è trovare il giusto equilibrio tra la propria missione di watchdog e il rispetto del pubblico.

Restare sotto la linea è il dovere di ogni giornalista. Per tracciarla sono intervenuti davanti agli allievi del Corso di giornalismo della Svizzera italiana Gianni Gaggini, giornalista e volto della trasmissione Falò, e Laura Bernasconi, giurista alla RSI che svolge da anni un ruolo fondamentale all’interno delle redazioni dei programmi di inchiesta. Fondamentale perché sin dalla fase iniziale è in grado di intuire ciò che sta “sopra” e “sotto”, in modo che le redazioni possano riportare i fatti senza incorrere in problemi legali che vanificherebbero il loro lavoro.

Protezione della personalità, riprese e registrazioni illegali, diritto di risposta, protezione dell’onore. Quattro concetti che costituiscono potenziali rischi, e quindi fili imprescindibili nel tessuto della nostra linea. Per ciascuno di essi i relatori hanno portato degli esempi concreti, servizi e inchieste che li hanno portati a superare la linea e quindi a dover affrontare controversie legali.

Come comportarsi se i protagonisti di una vicenda raccontata in un servizio giornalistico già pubblicato chiedono che i propri nomi vengano cancellati invocando il diritto all’oblio?

Esempio: Via Nassa, avvocati in carcere (Quotidiano)

SOPRA LA LINEA
Fino all’anno scorso se una persona si rendeva responsabile di un reato compiuto nell’esercizio delle proprie funzioni era considerato di interesse pubblico poterne riportare i nomi (o renderli identificabili) all’interno di un articolo o di un servizio.
I giornalisti del Quotidiano avevano infatti identificato i due avvocati arrestati durante l’inchiesta penale contro Paolo Clemente Wicht.

SOTTO LA LINEA
Recentemente una sentenza del Tribunale d’appello cantonale ha ribaltato questo principio: è possibile fare i nomi di una persona implicata in un crimine solo e soltanto se gode di spiccata notorietà. Uno sconosciuto può quindi considerarsi “al sicuro”, perché i suoi dati sensibili non possono in alcun modo essere pubblicati dai media.

Come comportarsi se i protagonisti di una vicenda raccontata in un servizio giornalistico già pubblicato chiedono che i propri nomi vengano cancellati invocando il diritto all’oblio?

Esempio: Via Nassa, avvocati in carcere (Quotidiano)

SOPRA LA LINEA
Cancellare la notizia è giustificabile solo se i fatti riportati sono sbagliati o falsi. Aggiornarla o apporre dei cambiamenti è fattibile solo se effettivamente sono emersi nuovi spunti o fatti che ne giustifichino l’aggiornamento.

SOTTO LA LINEA
Nel caso del Quotidiano quando i due avvocati implicati nell’inchiesta hanno chiesto di cancellare i propri nomi (sulla base della sentenza del Tribunale d’appello) si è deciso di anonimizzare l’articolo scritto che correlava il servizio. Un’alternativa potrebbe essere chiedere a motori di ricerca come Google di modificare le impostazioni in modo che l’articolo non sia più tra i primi risultati delle ricerche correlate.

Come ci si comporta quando giungono in redazione denunce o messaggi anonimi?

Esempio: Casinò d’azzardo (Falò) 

SOPRA LA LINEA
Le segnalazioni o richieste d’aiuto anonime sono importanti piste da cui partire, ma non vanno mai pubblicate senza prima aver effettuato le verifiche necessarie. Le fonti vanno sempre protette, ma bisogna sempre chiedersi perché hanno interesse a sollevare il problema e a renderlo pubblico.
In caso di denuncia di un reato grave di natura sessuale, come la pedofilia, è importante segnalarlo alla polizia: non va dimenticato il nostro dovere innanzitutto di cittadini.

SOTTO LA LINEA
L’inchiesta di Falò sui casinò d’azzardo è partita da una lettera anonima interna, nella quale quindici lavoratori del Casinò di Lugano denunciavano movimenti di denaro alquanto sospetti. Per difendere le fonti nel servizio, sono stati cercati ed interrogati altri testimoni interni, che non avevano però partecipato alla denuncia, e resi a loro volta anonimi. La testimonianza anonima è uno strumento giornalistico che permette di raccontare la verità nascondendo l’identità di vittime o interessati.

Laura Bernasconi spiega alla classi i quattro potenziali limiti del giornalismo: protezione della personalità, riprese e registrazioni illegali, diritto di risposta e protezione dell’onore
Come ci si tutela da una potenziale denuncia penale da parte del protagonista di un’inchiesta?

Esempio: Verdure indigeste (Patti chiari)

SOPRA LA LINEA
Presupponendo la verifica dei fatti raccontati e la veridicità delle informazioni raccolte, si pubblica o si va in onda senza mostrare il documento alle parti, rischiando così una denuncia per diffamazione.

SOTTO LA LINEA
Fare in modo che il protagonista della vicenda – come nel caso di Enzo Crotta e dell’inchiesta di Patti Chiari – veda il servizio in anticipo e sia presente in studio per commentarlo. Qualora non si riuscisse a raggiungere gli attori in gioco documentare sempre i tentativi fatti per contattarli in modo da poter provare la propria buona fede.

In quali casi è lecito usare un microfono o una telecamera nascosta?

Esempio: Verdure indigeste (Patti chiari)

SOTTO LA LINEA
Per restare sotto la linea in questo caso è necessario che si verifichino diverse condizioni, e solo se tutte sono soddisfatte è possibile procedere. Il tema dell’inchiesta o dell’articolo dev’essere di interesse generale e potenzialmente utile a favorire il dibattito pubblico. Non ci devono essere altri modi per documentare i fatti che si intende riportare. Bisogna rispettare la privacy di chi è coinvolto, ovvero anonimizzare le persone riprese. Il fine delle riprese è quello di raccontare un fenomeno, e non puntare il dito su un colpevole.

Si possono filmare persone ad un evento pubblico e usare il materiale come immagine di copertura in un servizio, non per forza relativo a quella manifestazione?

Esempio: Chi paga la sbornia? (Falò)

SOPRA LA LINEA
Nel servizio di Falò dedicato all’abuso di alcol da parte dei giovani, c’è un breve spezzone, un’immagine di copertura, nel quale si vede un gruppo di ragazzi che brinda alla festa del vino di Mendrisio. Uno di loro, dopo aver visto la trasmissione, ha chiesto un risarcimento per lesione dell’onore, perché la comparsa del suo viso in un sevizio sulla sbornia gli avrebbe causato diversi problemi. Il ragazzo ha vinto la causa contro la RSI.

SOTTO LA LINEA
Tendenzialmente quando una persona si trova in un luogo pubblico, conscia di venir filmata, se non rifiuta espressamente di venir ripresa significa che è d’accordo. Il giornalista e il videomaker dovrebbero però sempre chiarire i motivi del servizio: la persona deve essere a conoscenza del tema trattato nel video in cui comparirà.

Il blog del corso di giornalismo.

Rencontre à Lausanne le 4 octobre !

Une délégation du comité d’investigativ.ch et sa présidente, Serena Tinari, rencontreront des journalistes romands à Lausanne le 4 octobre.

La rencontre commencera à 18 heures 30 dans les locaux gracieusement mis à disposition par le CFJM: 

Avenue de Florimont 1

1006 Lausanne

Il est encore possible de s’inscrire, à l’adresse kontaktATinvestigativ.ch

Après une présentation de l’histoire et des activités d’investigativ.ch jusqu’ici, nous souhaitons connaître vos attentes vis-à-vis de l’association, en Suisse romande et sur le plan national. 

A vendredi !

Wie kritischer Lokaljournalismus gelingt – aus der Jahrestagung von investigativ.ch

von Sven Altermatt

«Lokaljournalismus ist die Königsdisziplin im Journalismus»: So formuliert es Jürg Auf der Maur, Chefredaktor des «Boten der Urschweiz» und Keynote-Speaker am diesjährigen Jahrestreffen von investigativ.ch. Die Tagung ist ordentlich gewachsen – unter dem Titel «Investigativer Lokaljournalismus: Zwischen Recherche und Regionalstolz» kamen Mitglieder und Interessierte in den Genuss eines spannenden Programms mit Workshops, Panels und Podiumsgespräch. Über 70 Journalistinnen und Journalisten waren beim Jahrestreffen im Bahnhofbuffet Olten dabei.

Auf der Maur hielt ein inspirierendes Plädoyer für einen kritischeren Lokaljournalismus. Man müsse Erklärungen und Verlautbarungen permanent hinterfragen, lautet etwa einer seiner Leitsätze. In vier Workshops berichteten Kollegen aus der Praxis oder gaben konkrete Tipps für den Berufsalltag. Mit dabei waren Franziska Engelhart und Stefanie Müller-Frank (freie Arbeit für die «Republik»), Jörg Krummenacher (NZZ), Alexandra Stark (MAZ) und Anna Bernasconi (RSI). Auf dem Podium gingen vier Kollegen der Frage nach, welche Chancen und Risiken sich dem investigativen Lokaljournalismus im Zeitalter der Medienkonzentration bieten. Gabriel Brönnimann (frei) befragte Rolf Cavalli («Aargauer Zeitung»), Romina Loliva («Schaffhauser AZ»), Maria Roselli (RSI) und Alexandra Stark. Derweil standen erfahrene Kolleginnen und Kollegen als «Recherche-Docs» für Einzelgespräche zur Verfügung – das Angebot wurde rege genutzt.

Warum wir über den «investigativ.ch: Recherche-Fonds der Gottlieb und Hans Vogt Stiftung» fortan jedes Jahr 15‘000 Franken für grosse und kleinere Recherchen im Lokal- und Regionaljournalismus vergeben, erklärte unser Beirat Dominique Strebel. Und schliesslich wurde im Rahmen des Jahrestreffens auch noch der Goldene Bremsklotz vergeben – er ging an Jørgen Bodum. Der Industrielle geht rechtlich gegen die Luzerner Journalistin Jana Avanzini vor (inzwischen gibt es ein erstinstanzliches Urteil).

Die Bilder der Jahrestagung

Die Jahrestagung 2019 fand am 11. Mai in Olten statt, erstmals als halbtägige Veranstaltung – mit zahlreichen Workshops, persönlichen Recherche-Docs, einer Podiumsdiksussion, der Lancierung des «investigativ.ch: Recherche-Fonds der Gottlieb und Hans Vogt Stiftung» und der Verleihung des Goldenen Bremsklotz 2019.

Alle Bilder: Fiona Endres

Neu im Vorstand: Cathrin Caprez stellt sich vor.
Co-Präsidentin Stefanie Hablützel wechselt in den Beirat.
Mitgliederversammlung 2019: Geschäftsführerin Sina Bühler präsentiert die Rechnung.
Die Vorstandsmitglieder Sven Altermatt (im Bild) und Fiona Endres (hinter der Kamera) haben die Jahrestagung organisiert.
Keynote-Speaker Jürg Auf der Maur über kritischen Lokaljournalismus.
Die Workshops: Anna Bernasconi (RSI) spricht über internationale Recherchen.
Tipps und Tricks von Alexandra Stark (MAZ).
Franziska Engelhardt …
… und Stefanie Müller-Frank über ihren Podcast «Zündstoff» (Republik).
investigativ.ch Beirat Dominique Strebel lanciert den «investigativ.ch: Recherche-Fonds der Gottlieb und Hans Vogt Stiftung».
Podiumsdiskussion zum Thema «Goldene Zeiten für investigativen Lokaljournalismus im Zeitalter der Medienkonzentration?»
…mit Romina Loliva (Schaffhauer AZ) und Maria Roselli (SRG)
… Rolf Cavalli (CH Media)
und Alexandra Stark (MAZ), moderiert von Gabriel Brönnimann.
Georg Humbel verleiht den Goldenen Bremsklotz 2019 an den Kaffeekannen-Millionär Jørgen Bodum.
Er hat die Journalistin Jana Avanzini wegen Hausfriedensbruch angezeigt, weil sie seine besetzte Villa für eine Reportage betreten hatte.
Teilnehmerinnen und Teilnehmer an den Workshops…
mit ihren persönlichen Recherdocs…
…und beim anschliessenden Apéro

Der Gerichtsfall zum Goldenen Bremsklotz

Morgen Dienstag 25. Juni steht die Journalistin Jana Avanzini vor Gericht. Der Gewinner des Goldenen Bremsklotz, der Industrielle Jørgen Bodum hatte sie wegen Hausfriedensbruch verklagt, als sie über seine besetzte Villa berichten wollte. Die Geschichte schaffte es bis nach Deutschland. Der Beitrag in der Süddeutschen.

Bremsklotz 2019

Der Gewinner ist Jørgen Bodum

Der Goldene Bremsklotz von investigativ.ch geht dieses Jahr an Jørgen Bodum. Der millionenschwere Industrielle hat eine Journalistin wegen Hausfriedensbruch verzeigt. Weil sie für eine Reportage seine besetzte Villa in Luzern betreten hatte. Der Fall kommt diesen Sommer vor Gericht und hat grosse Bedeutung für die Medienfreiheit. 

Die Mitglieder des Recherchenetzwerks investigativ.ch haben entschieden: Der Goldene Bremsklotz 2019 geht an den Industriellen Jørgen Bodum. Er hat die Journalistin Jana Avanzini wegen Hausfriedensbruch verzeigt. Avanzini schrieb 2016 für zentralplus eine Reportage über die besetzte Bodum-Villa in Luzern. Avanzini wollte sich mit eigenen Augen ein Bild über den Zustand des Hauses machen. Sie machte damit genau das, was Journalisten tun sollen: Die Öffentlichkeit mit relevanten Informationen aus erster Hand versorgen. Für den millionenschweren Industriellen hat die Journalistin damit aber Hausfriedensbruch begangen.

Bodum holt den Preis nicht persönlich ab

Jørgen Bodum hat sich für die Preisverleihung entschuldigen lassen. Via seinen Anwalt teilt er Investigativ.ch mit, er wünsche «keine weitere Kommunikation» zu diesem Thema. Bodum und seine Anwälte halten an ihrer Anzeige fest: «Die Bodum Invest AG weist darauf hin, dass alle Bürgerinnen und Bürger unabhängig vom Beruf sich an das Gesetz zu halten haben».

Ein Fall mit Signalwirkung

Der Fall kommt diesen Sommer vor das Bezirksgericht in Luzern und hat grosse Signalwirkung. Es geht um die Grundsatzfrage, ob Journalistinnen und Journalisten in Zukunft bei Hausbesetzungen am Gartenzaun stehen bleiben müssen. Aus Sicht von Investigativ.ch ein unhaltbarer Zustand. Weil sich Journalistinnen und Journalisten dann kein eigenes Bild mehr machen könnten.

Investigativ.ch fordert Rechtssicherheit 

Losgelöst vom Thema Hausbesetzungen geht es um einen grundsätzlichen Missstand. Aus Sicht von Investigativ.ch braucht es eine Lösung, die Journalistinnen und Journalisten mehr Rechtssicherheit gibt, wenn sie im Interesse der Öffentlichkeit recherchieren. Deshalb fordert Investigativ.ch, dass das Strafgesetz mit dem Rechtfertigungsgrund «Wahrung berechtigter Interessen» ergänzt wird.

Schmähpreis für Informationsverhinderung

Das Recherchenetzwerk Investigativ.ch vergibt dieses Jahr zum sechsten Mal den Schmähpreis «Goldener Bremsklotz» für Informationsverhinderung. Neben Jørgen Bodum waren auch das VBS und der Thurgauer Regierungsrat nominiert. Die Mitglieder von Investigativ.ch haben den Gewinner mitttels einer Online-Abstimmung ermittelt. Der Fall Bodum hat hauchdünn mit nur zwei Stimmen Vorsprung das Rennen gemacht. Verliehen wurde der Preis anlässlich der investigativ.ch-Jahrestagung am 10. Mai 2019 in Olten.

Für die bisherigen Gerichtskosten von Jana Avanzini kamen private Spender und zentralplus auf. Um die Kosten für die nächste Instanz zu decken, gibt es nun ein Crowdfunding.

https://www.funders.ch/projekte/medienfreiheit

Die Nominierten!

Wer soll den Goldenen Bremsklotz 2019 für die grösste Informationsverhinderung des Jahres erhalten? Wie jedes Jahr hat der Vorstand von investigativ.ch aus Euren zahlreichen Vorschlägen drei Spitzenkandidaten ausgewählt.

  • Fall P26: Das Eidgenössische Departement für Verteidigung, Bevölkerungsschutz und Sport
  • Fall Bodum: Der Millionär Jørgen Bodum
  • Fall Thurgau: Regierung Kanton Thurgau

Abstimmen können alle Mitglieder von investigativ.ch. Sie haben ein entsprechendes Mail erhalten.

Der Fall Geheimarmee P26

Die Aufdeckung der Geheimarmee P26: Einer der ganz grossen Politskandale der Schweiz. Wichtiger Bestandteil der historischen Aufarbeitung wäre der sogenannte Cornu-Bericht. Der Bundesrat hat eine geschwärzte Version davon veröffentlicht, doch alle Zusatzakten zum Bericht sind verschwunden. Über ein Jahr lang hat das VBS die staatspolitisch heiklen Akten gesucht. Ergebnislos. Der Fall steht für die fragwürdige Archivpraxis des VBS. Es kann nicht sein, dass derart heikle Akten in der Schweiz «verloren» gehen.

Die Antwort des VBS

«Das VBS ist sich der Problematik bewusst und bedauert den Verlust der Handakten zum Cornu-Bericht. Da das Ereignis bereits lange zurück liegt, ist der Verbleib der Akten auch für die damaligen Akteure nicht mehr nachvollziehbar. Die Suche nach den Handakten wurde abgeschlossen. Es ist leider nicht gelungen, diese in den Beständen des Bundesarchivs ausfindig zu machen.»

Der Fall Bodum

Die Journalistin Jana Avanzini schrieb 2016 eine Reportage über ein besetztes Haus in Luzern. Dafür musste sie das Haus betreten. Die Villa gehört dem Industriellen Jorge Bodum, – bekannt für seine Küchengeräte. Er hat Avanzini wegen Hausfriedensbruch angezeigt. Seither mahlen die Mühlen der Justiz und die Journalistin muss sich demnächst vor Gericht verantworten. Der Fall steht für die Unsitte, Journalistinnen und Journalisten bei der Berufsausübung mit Rechtsmitteln zu behindern und die Medienfreiheit einschränken zu wollen.

Die Antwort des Bodum-Rechtsanwaltes

«Die Bodum Invest AG weist darauf hin, dass alle Bürgerinnen und Bürger unabhängig vom Beruf sich an das Gesetz zu halten haben. Für den Tatbestand des Hausfriedensbruches ist weder ein «Aufbrechen» noch ein «Besetzen» erforderlich. Ob sich die Journalistin strafbar gemacht hat oder nicht, wird das Gericht beurteilen. Bei dieser aktuellen Ausgangslage Herrn Bodum persönlich einen Schmähpreis verleihen zu wollen, erscheint etwas vorpreschend.»

Der Fall Thurgau

Der Thurgau gehört zu den wenigen Kantonen, in denen nach wie vor das Geheimhaltungsprinzip gilt. Dieses wird von der Regierung mit längst überholten Argumenten verteidigt. Die Einführung des Öffentlichkeitsprinzips habe andernorts keinen Mehrwert gebracht, schrieb die Regierung im September 2018 in einer Stellungnahme zu Handen des Parlaments. Stattdessen warnt die Regierung, vor einer Aufblähung des Verwaltungsapparats. Der Fall steht für die Unsitte, den Nutzen des Öffentlichkeitsprinzip in Frage zu stellen.

Die Antwort des Kantons Thurgau

Im Auftrag der Thurgauer Regierung äusserte sich Stephan Felber, Generalsekretär des Departements für Justiz und Sicherheit, zur Nomination – und gab sich sehr kurz angebunden: Er habe die Stellungnahme des Regierungsrates zur Volksinitiative nicht zu kommentieren, schrieb Felber.

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Jahresbericht 2018

Wir vermelden zwar jedes Jahr dasselbe, aber weil es so unglaublich erfreulich ist, erlauben wir uns, damit in den Jahresbericht zu starten: Das Recherche-Netzwerk investigativ.ch ist auch dieses Jahr gewachsen. Wir haben aktuell 361 Mitglieder. Dank deren Mitgliederbeiträgen schaffen wir es jedes Jahr, ein interessantes Programm auf die Beine zu stellen, uns politisch und juristisch für den Recherchejournalismus einzusetzen und natürlich auch, die richtigen Leute miteinander zu vernetzen.

Und das können wir ab 2019 deutlich grösser denken. Wir sind von drei verschiedenen Institutionen äusserst grosszügig bedacht worden. Mit Geldern, die wir in ganz konkrete Projekte stecken, an denen wir seit 2018 intensiv arbeiten: Wir lancieren an unserer erstmals durchgeführten Jahrestagung einen Recheche-Fonds für Lokaljournalismus und präsentieren die neue Website.

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